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Quanto contò Ultra
Nell’estate del 1974 Gordon Welchman lesse su un giornale domenicale l’anticipazione di un libro, The Ultra Secret di F. W. Winterbotham. Per la prima volta si diceva in pubblico che due sezioni di Bletchley Park, la Hut 6, per l’esercito e l’aviazione, e la Hut 8, per la marina, avevano rotto Enigma, e che le informazioni ricavate dai messaggi decifrati, chiamate in codice Ultra, erano state di enorme valore per gli alleati. Per trent’anni chi aveva lavorato a Bletchley Park era stato vincolato al segreto, e Welchman stesso, scrive, aveva evitato perfino di discutere della guerra con chi non ne sapeva niente. Il dibattito sul peso di Ultra cominciò allora, e non è finito.
Obiettivi
- Distinguere un effetto documentato delle decifrazioni da una stima di che cosa sarebbe successo senza.
- Attribuire a Hinsley, Singh, Sebag-Montefiore e Welchman le loro tesi sul peso di Ultra, con gli argomenti e le obiezioni.
- Spiegare perché la cifra dei «due anni» non basta a rispondere alla domanda.
Che cosa si può documentare
Alcuni effetti di Ultra si leggono nei documenti, episodio per episodio. Nel marzo 1942 il convoglio PQ12, diretto in Unione Sovietica con 18 navi mercantili, fu deviato lontano dalla corazzata Tirpitz grazie ai messaggi decifrati, che in quei giorni si leggevano entro due o tre ore dalla trasmissione. Prima dello sbarco in Normandia, secondo Francis Harry Hinsley, la stima alleata delle 58 divisioni tedesche sul fronte occidentale era esatta in tutto tranne due particolari. La lezione Enigma e l’Italia racconta come a Capo Matapan, nel marzo 1941, le decifrazioni orientarono la strategia britannica.
Gli stessi documenti mostrano anche i limiti. Nel luglio 1942 il convoglio PQ17 navigava mentre l’Enigma della marina era di nuovo illeggibile da ore: l’ufficiale dell’Ammiragliato che seguiva la Tirpitz, Norman Denning, riteneva che la nave fosse ancora in porto, ma non poteva provarlo con un messaggio decifrato. Il Primo Lord del Mare, Sir Dudley Pound, ordinò al convoglio di disperdersi, e 23 delle 35 navi mercantili furono affondate. Le decifrazioni arrivavano a intermittenza, con ritardi, e passavano per persone che dovevano decidere che cosa farne. Per proteggere il segreto, inoltre, gli alleati non potevano usare tutto quello che sapevano dalle decifrazioni: secondo Sebag-Montefiore, il pericolo maggiore per gli alleati era affondare troppi sommergibili troppo in fretta, e far capire ai tedeschi che i loro messaggi venivano letti.
I casi visti fin qui sono fatti: un convoglio deviato, uno disperso, una stima esatta. La domanda «quanto contò Ultra?» è di un altro tipo, perché chiede di confrontare la guerra com’è andata con una guerra senza decifrazioni, che non c’è stata. Una risposta di questo tipo si chiama stima controfattuale: parte da un’ipotesi contraria ai fatti e ne ricostruisce le conseguenze, e dipende da come si immagina tutto il resto.
Le tesi
Hinsley e la battaglia dell’Atlantico
Francis Harry Hinsley, che durante la guerra lavorava alla sezione navale di Bletchley Park, curò dopo la guerra la storia ufficiale dell’intelligence britannica, British Intelligence in the Second World War. Secondo la storia ufficiale, nell’autunno del 1941 le rotte dei convogli, deviate in base ai messaggi decifrati, furono una causa fondamentale della sconfitta degli U-Boot nell’Atlantico. In una conferenza del 1992 Hinsley aggiunse una stima: senza la vittoria sugli U-Boot ottenuta anche grazie a Enigma, lo sbarco in Francia sarebbe stato rinviato probabilmente al 1946.
Singh e la guerra accorciata
Simon Singh scrive che è «fuori discussione» che Bletchley Park abbia accorciato la guerra in modo significativo, mentre che sia stato il fattore decisivo della vittoria «si è sostenuto, sia pure non in modo unanime». Il suo argomento rifà la battaglia dell’Atlantico senza Ultra: più navi perse, uomini e mezzi spostati sulla costruzione di navi, lo sbarco rinviato all’anno seguente.
Sebag-Montefiore e le catture
Hugh Sebag-Montefiore sposta la domanda su che cosa rese possibile Ultra. I crittoanalisti, scrive, non sarebbero arrivati dove arrivarono senza i documenti catturati da spie e marinai: Hans-Thilo Schmidt, che nel 1931 consegnò ai francesi i manuali di Enigma, e le navi della lezione La M4 e Shark. Senza Schmidt e i polacchi, l’Enigma dell’esercito e dell’aviazione forse non si sarebbe letta con regolarità prima della fine del 1941. Anche questa è una stima controfattuale: Sebag-Montefiore la ricostruisce passo per passo, sui tempi che servirono davvero per progettare e costruire la Bombe.
Welchman e le persone
Gordon Welchman, che costruì l’organizzazione della Hut 6, nell’inverno 1939–40, scrive che la Bombe «non era tutto quello che contava». Contarono le persone: grazie all’avvio dato dai polacchi a Pyry, Bletchley Park reclutò in tempo chi serviva, e senza quell’avvio, secondo lui, non avrebbe avuto ragioni per costruire la Bombe. Welchman avverte però che scrive a memoria, quarant’anni dopo, e che dei metodi dei crittoanalisti della Hut 6, che chiama «maghi», sapeva poco.
Le tesi non si escludono a vicenda, ma rispondono a domande diverse. Hinsley misura l’effetto delle informazioni sulle operazioni; Sebag-Montefiore e Welchman si chiedono che cosa rese possibili le informazioni, e danno pesi diversi alle catture, al lavoro polacco e all’organizzazione di Bletchley Park.
Hinsley contro Hinsley
La cifra dei «due anni» viene da Hinsley, ma non nella stessa forma da tutti i libri. Sebag-Montefiore cita una sua conferenza del 1992: senza la sconfitta degli U-Boot lo sbarco sarebbe stato rinviato probabilmente al 1946, e ne ricava che la guerra sarebbe finita circa due anni dopo. Singh riporta una frase in cui Hinsley dà la fine della guerra al 1948, cioè tre anni dopo. Una data è quella dello sbarco, l’altra quella della fine della guerra, e le due non si possono confrontare senza sapere come Hinsley immaginava gli anni in mezzo.
Anche gli argomenti di Hinsley hanno limiti dichiarati. Per il maggio 1943, quando gli U-Boot furono di nuovo battuti, Hinsley stesso scrive che Ultra fu solo uno dei fattori. Sebag-Montefiore elenca gli altri: più navi da guerra e più aerei, radar migliori e la scelta di attaccare i sommergibili invece di aspettarli, che contarono altrettanto, o di più. Nel 1942, inoltre, le perdite più gravi coincisero con gli attacchi lungo la costa americana e con la lettura tedesca dei cifrari alleati. Di un’altra stima di Hinsley, sul peso del contributo polacco per la marina, Sebag-Montefiore nota che è un’opinione personale, come Hinsley stesso ammette, e va presa con cautela; e osserva che la bomba atomica avrebbe potuto chiudere la guerra prima del 1946 anche senza lo sbarco.
Su un altro punto Welchman contesta Hinsley in modo diretto. Nell’appendice sul lavoro polacco della storia ufficiale, Hinsley calcola che senza l’aiuto polacco la prima Bombe sarebbe arrivata nel gennaio 1941 invece che nel maggio 1940: per Welchman è un’affermazione senza senso. Rejewski, in 34 commenti a quella stessa appendice pubblicati nel 1982, ne segnala gli errori sul lavoro polacco; la lezione La bomba e i fogli di Zygalski racconta il loro disaccordo sul perché i polacchi condivisero tutto a Pyry.
Riepilogo
- Alcuni effetti di Ultra sono documentati, come il convoglio PQ12 deviato nel marzo 1942 o la stima esatta delle divisioni tedesche prima dello sbarco. Altri casi, come il PQ17, mostrano che le decifrazioni arrivavano a intermittenza, passavano per chi doveva decidere e non sempre si potevano usare senza tradire il segreto.
- Hinsley sostiene che Ultra fu decisiva nell’Atlantico nel 1941 e che senza di essa lo sbarco sarebbe slittato al 1946; Singh dà per certo che Bletchley Park abbia accorciato la guerra; Sebag-Montefiore lega i successi alle catture e al contributo di Schmidt e dei polacchi; Welchman alle persone e all’organizzazione.
- La cifra dei «due anni» è una stima controfattuale, e la stessa fonte compare nei libri con il 1946 per lo sbarco e con il 1948 per la fine della guerra. Per questo una risposta si dà con le tesi, gli autori e i loro argomenti, non con una cifra.
Fonti
- Hugh Sebag-Montefiore, Enigma: The Battle for the Code, Weidenfeld & Nicolson, 2000.
- Gordon Welchman, The Hut Six Story. Breaking the Enigma Codes, M&M Baldwin, 1998.
- Simon Singh, Codici & segreti. La storia affascinante dei messaggi cifrati dall’antico Egitto a Internet, BUR Rizzoli, 2001.